Acque chete

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Ho trovato molta più forza nella grazia di chi persevera nel silenzio del suo respiro.
In chi si concentra per non perdersi tra il sudore e il tremore dei muscoli che lavorano, lavorano e lavorano ancora fino al punto in cui riesce a raggiungere perfino uno sforzo rilassato, dove la volontà senza l’affanno della mente trova il suo massimo esercizio.
Ho trovato molta più forza in chi non reprime ma trattiene consapevolmente dentro di sè l’energia della fatica o perfino del dolore.

Ho sentito per anni sbuffare, ringhiare e mostrare segni di lotta gonfi di orgoglio per coltivare un’aggressivitá che dovrebbe incutere timore.
E mentre provavano a convincere anche me che questo sia l’unico modo per affrontare il mondo, guardando, ci ho visto della tenerezza.

Lo sforzo rumoroso di uno scoppio proiettato all’esterno fa di certo più rumore, ma che altro?
Quello rivolto all’interno invece, come acqua discreta e inarrestabile, può modellare ciò che sembra inamovibile e creare nuovi sentieri non ancora pensati.

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Incontri

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La prima cosa che ho pensato quando ci siamo conosciute è che non me la aspettavo così bella. Non che avessi particolari aspettative in realtà.
Mi sono ritrovata davanti un entusiasmo coinvolgente, due gambe chilometriche e una buona dose di simpatia.

Lei si chiama Nanh, crede che nulla succeda per caso e pratica l’autoironia.
Ha un cuore generoso e istintivo.
Si impegna a sviluppare la fiducia e la consapevolezza, insegna yoga e nel tempo libero cerca di fare del mondo un posto migliore.
Ha un tocco tiepido e leggero, regala una coccola e un sorriso da portarsi via.
Ha un’energia potente ma gentile, di quelle che possono abbattere i muri in punta di piedi.
Dinamica come acqua. Scava, trascina, rinfresca, nutre, trasforma.

Un paio di ore dopo averla conosciuta le ho detto quello che pensavo in quel momento e lei mi ha salutato con un abbraccio spontaneo.
Stranamente non l’ho avvertita come un’invasione, anzi.
Giù un muro.
Non molto tempo dopo per lei si è presentata una nuova possibilità professionale e mi ha ringraziato per le mie parole.
Buffo sentirsi dire grazie mentre si sente il proprio petto rigonfiarsi di gratitudine.

Ogni tanto vado al di là del chiacchiericcio quotidiano, guardo e sento vite lontanissime o che potrebbero essere la mia venire travolte dal mondo o semplicemente incastrate nei suoi meccanismi.
Di fronte a molte cose non trovo altra espressione che il silenzio né altra sensazione che dolore sparso come pezzi di vetro sul pavimento. È facile perdersi a guardare camminando scalzi, ma dona anche nuove prospettive.

Oltre al silenzio e al vetro sparso però ci sono i cuori che incrociano il mio.
Onorata di essere un tramite o dare uno spunto a qualcuno, senza meriti reali.
Grata, anche quando mi perdo.
Grata per molte cose, senza dubbio anche per incontri come questo.

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Lettera a un’Amica

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Osho ha detto:

“Smetti di preoccuparti. Non c’è niente di cui preoccuparsi: viene provveduto a tutto. Vivi con questa fiducia. L’esistenza ti ama, non hai da temere alcun danno, come potrebbe il tutto danneggiare una propria parte? E’ impossibile. E se a volte ti sembra che un danno ti stia accadendo è un fraintendimento: in realtà si tratta di una benedizione travestita.”

La prima volta che ho letto queste parole ho pianto, senza sapere neanche come e perchè. Sentivo semplicemente una calda umidità sul viso.
La prima volta che l’ho letto mi sono sentita investire in pieno da questo concetto senza capirlo davvero.
Sapevo solo che preoccupazione è un altro modo di chiamare la paura.

Quando poi mi sono trovata a dover rispondere e a consigliare qualcun altro mi sono chiesta che qualità potessi offrire allora.
Perchè a partire da me, quanto bene avrei potuto volermi in quel momento? Quali fiori avrei potuto offrire al mondo? Come non preoccuparsi? Mentre mi sentivo e reagivo come un animale ferito.
Poi ho capito? No, non posso dire di aver capito perchè il punto non è capire.
Poi qualcosa si è sciolto ed è scivolato fuori. I muscoli si sono rilassati, il respiro si è approfondito e ho visto che le porte delle gabbie sono sempre state aperte.

Amica mia, quello che voglio dirti è: non aver paura di aver paura.
Non perchè sei intuitiva; intuitivo non significa onniscente e commettere qualche errore non sminuisce il tuo talento.
Non perchè punti sempre al meglio; ti dà la spinta di fare e crescere ma può imprigionarti in un ideale.
Non perchè sei una donna forte; la tua forza non ti protegge dalla paura di non esserlo abbastanza.
Non semplicemente perchè la paura è un’emozione e quando arriva fa parte di te, non perchè può spingerti dove neanche immaginavi se non ti lasci paralizzare rifiutandola.

Non averne paura, amica mia, perchè tu esisti al di là di qualsiasi paura, al di là della forza, al di là della rabbia, al di là di ciò che credi giusto o sbagliato.
Non avere paura di provare paura perchè nessun timore, dolore, situazione o tentativo di smantellarti da parte di chiunque potrà cancellarti. In alcuni momenti potrà sembrarti di essere fragile o fatta di pezzi che si sgretolano, ma sarà soltanto pelle che cambia.
Tu continuerai ad esserci, sempre tu e sempre nuova.

La saggezza di Gerardo

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Da un paio di mesi ho avuto il piacere di conoscere Gerard di Rivia e il mondo di Witcher 3, un gioco per pc e playstation tratto da una serie di romanzi che sembra un film interattivo. Magnifico! -ho pensato- a patto di escludere il timore della morte imminente del protagonista una volta affidato alle mie mani. Timore fondato, estremamente fondato. Tra cadute da tre metri che parliamone, sei un superfigoeroefortissimo che vince contro i peggio mostri poi inciampi in un sasso e muori? Sul serio? e la mia inesperienza Gerard è morto ripetutamente nei primi 30 secondi. Mai giocato a niente, ebbene sì e si vedeva chiaramente.
Nonostante le prime difficoltà ci ho preso la mano con grande sollievo del protagonista e andando avanti nella storia influenzata dalle scelte personali ho scoperto che Gerard tra un mostro, una tresca e la preoccupazione per la sua bambina adottiva trova sempre un momento per fare il sunto delle varie questioni e regalare saggezza a pioggia, così..come i paesani del gioco getterebbero mais alle galline.

Ironia a parte… una tra le varie riflessioni proposte mi ha colpita molto, tanto che non credo ci sia neanche bisogno di ricamarci sopra. Mi limiterò a citare il protagonista di un libro prestato a un gioco, un bel gioco.

“Tanto tempo fa gli uomini iniziarono a costruire le città per isolarsi da un mondo di bestie ma, poichè le bestie vagavano entro le mura di pietra così come all’esterno, ciò non placò le paure umane.
La verità è che le mura non garantiscono alcuna sicurezza.
Casa non è quel luogo in cui ti rinchiudi, chiudendo fuori tutto il resto. Casa, a volte, è un luogo che richiede un lungo viaggio di ricerca.”

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A proposito di non avere Tempo ma essere Felici

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Mi è capitato più volte di inziare un post constatando quanto i miei interventi sul blog siano poco costanti a causa dello scarso tempo libero. Evidentemente sto continuando la tradizione con questo, ma la conclusione sarà diversa.
Almeno quella.

La differenza è che questa volta non mi sento in colpa per non avere tempo, anche se un po mi dispiace lasciare in disparte il mio piccolo spazio web per esempio. Questa volta sto vivendo a pieno le ore e gli impegni e non li sto subendo come incombenze che mi tolgono spazio. Sia chiaro, non dico che tra le altre cose fare le lavatrici mi fa sentire gratificata, è semplicemente una cosa necessaria.

La differenza probabilmente sta nell’atteggiamento, anche se lo switch è stato talmente graduale e spontaneo da non apparire come un intervento forzato.
Sono cambiati alcuni impegni, ma non il percorso; tutto è cominciato con l’essermi liberata di ambienti non costruttivi e di atteggiamenti altrettanto non costruttivi.
Si sono prospettati bei cambiamenti abbastanza impegnativi e altri progetti prendono sempre più forma.

11846235_811388792307355_1640832665_nIl tempo è di 24 ore al giorno per tutti, a volte sembrano non bastare ancora adesso altre volte in passato non passavano mai. Qualcuno si deve tenere occupato e qualcuno lo è fin troppo.

C’è differenza tra muoversi nel tempo ed esserci spremuti dentro. E questa differenza è tutta nella testa. Non aspetto più di avere tempo mentre le ore scorrono come sabbia che mi sommerge in una clessidra.
Arrivo a fine giornata sempre stanca? Sì
Riesco a fare tutto quello che mi pare? No, ma posso organizzarmi.

Meglio tardi che mai, non è solo un modo di dire.
Meglio tardi che mai per cambiare rotta, per cambiare tono dei pensieri, per cambiare abitudini… Per cambiare, se si vuole cambiare.

Detto con le parole di Levante:
Da quanto ti volevo? Ti ho cercata dentro me e nel mondo
E da quando ti volevo ti ho incontrata, eccoti felicità.

#DearMe

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#DearMe è un progetto lanciato su youtube in occasione della giornata internazionale della donna, il tanto discusso 8 marzo insomma. Si tratta di scrivere una lettera indirizzata ai noi stessi adolescenti con il senno di poi, quello con cui di solito non si campa mai, ma che per una volta può ispirare altre persone adolescenti o meno, donne o uomini, trasformando i se e i ma in consigli e incoraggiamenti per noi stessi e chi ascolta.

Io non ho un canale youtube attivo, non faccio video ma ne seguo diversi e questa iniziativa mi è piaciuta quindi ho deciso di partecipare a modo mio scrivendo, in un modo fuori contesto dalla piattaforma da cui è stata lanciata ma nel mio piccolo nel modo più congeniale a me, dando più valore al messaggio che porta rispetto alla forma.
Poi sono sicura che la me stessa adolescente apprezzerebbe la versione scritta.

Cara me,
so che sei combattuta tra la sensazione di non inserirti facilmente come gli altri e il rifiuto di rinnegare la tua particolarità. Fa che questo rifiuto diventi consapevolezza della tua diversità, che sia di pensiero, di forma o di gusto e abbraccia con serenità il tuo essere fuori da certi schemi. Questo ti aiuterà a capire e accettare altre persone a loro volta diverse da te e da altri ancora, ma sopratutto ti aiuterà a capire l’importanza del confronto e la ricchezza che ne deriva.
Cerca di non prendertela con chi parla male di te e poi sembra fare proprio quello per cui ti ha criticato (sì parlo anche della maglietta e della pettinatura prima schifate e poi copiate o criticate solo perché va di moda diversamente) abbi il coraggio di esprimerti a 360 gradi e non avere paura di essere frivola se anche capelli e trucco diventano una tua espressione in determinati momenti. Collezionerai molti smalti e molti ombretti insieme ad apprezzamenti sul tuo cervello e l’uso che ne fai.
Non piangere troppo per le figuracce che hai fatto davanti al ragazzo che ti piace o per le persone che credevi amiche e si sono allontanate, ti svelo un segreto: continuerai a fare figuracce ogni tanto e continuerà a capitare che qualche persona che credevi amica si allontana. Non è la fine del mondo. Qualcuno resta, qualcuno cambia, qualcuno se ne va e fa male, qualcuno torna e ritrovarsi è ancora più bello di prima. La tua vita sarà piena di amore, te lo prometto. Inizia a coltivarlo tu e non lasciarti scoraggiare.
Non avere paura di essere vulnerabile, non ti serve una corazza addosso a proteggerti, è solo un peso in più che ti porti sulle spalle.
Non avere paura di cadere o addirittura crollare in mille pezzi a volte, ti assicuro che le cadute non intaccheranno minimamente la tua forza ma ti daranno la consapevolezza che puoi rialzarti sempre.
Sii paziente con te stessa e con i tuoi genitori, capirai che sono persone imperfette che fanno il meglio che possono.
Continua a non permettere che niente e nessuno ti faccia diventare una persona che non vuoi diventare. Non lasciare che le delusioni ti impediscano di avere fiducia, ne varrà sempre la pena.
Non avere paura di essere te stessa e di non accontentarti, a 13 anni sai già che “l’uomo della vita” non risolve i problemi ma l’amore sì, amati e continua a essere sincera con te stessa, troverai anche altre persone che ti amano per quello che sei.
Oh un’ultima cosa, smetti di stirarti i capelli per l’amor del cielo. Entro breve inizierai ad amare i tuoi ricci e devi solo imparare a curarli nel modo giusto per innamorarti dei tuoi capelli così come sono.

Tanto amore,
la te del futuro.

Random in Bloom

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Avrei voluto scrivere di più in questo inizio anno, avrei voluto scrivere nelle vacanze di natale/capodanno sapendo che poi sarei stata risucchiata nel vortice di impegni che spesso mi lascia talmente stanca la sera da non riuscire a infilare insieme una semplice serie di parole, mi lascia a livello banana insomma.

Avrei voluto scrivere della fioritura degli esseri umani in pieno inverno, della bellezza con cui mi sono riempita gli occhi, della spaccatura al cuore contemporanea a una sua espansione, dei gatti che lottano come fiere e poi devono curarsi con l’antibiotico, di delusione e amarezza che si possono declinare come un invito, del tempismo della gentilezza, di uova strapazzate al mattino e del mare a gennaio.

Forse avrei voluto parlare delle liste di propositi che faccio (ma non a gennaio) e che non riguardano mai dieta e palestra ma unicorni e draghi e di come si fa a portare fuori un sentire interiore.

Vorrei parlare dei ritorni di qualcosa sempre uguale a se stesso che ti orbita intorno ciclicamente, ma sei tu a non essere più uguale; o di altri ritorni che sono un riscoprirsi, un venirsi incontro nuovo e armonico, come una canzone di cui sai già il testo ma che non hai ancora ascoltato.

Maybe.

Cavalli che si torcono

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Ok, erano meglio i titoli banali.

Dopo essermela andata a cercare in questo post sull’anno del cavallo i cambiamenti sono arrivati. Alcuni sono arrivati come i regali a natale, altri invece come le entrate laterali sulle caviglie che vedevo subire da mio fratello sul campo da calcio in gioventù (tacchetti delle scarpe compresi).

Tra i vari cambiamenti c’è l’inizio della pratica yoga, qualche mese fa seguendo lezioni online e ora anche seguendo un corso vero e proprio.
Ho iniziato così un po’ per caso cercando un rimedio agli incriccamenti fisici vari, mezza convinta che si trattasse di stretching alternativo e con la paura che gli insegnanti fossero tutti come una conosciuta tempo fa, completamente svampita e impossibile da prendere sul serio per me, seguita da una vagonata di gente che sembrava perennemente sotto effetto di gas esilarante.

Non si fa di tutta l’erba un fascio, lo so. Sono brutti i pregiudizi, lo so.
Anche se certi incontri rimangono impressi.
Infatti mi ha rasserenato scoprire che si può praticare e persino insegnare yoga essendo persone abbastanza normali. Che scoperta, eh? Ognuno ha le proprie svolte…
Inoltre last but not least alla fine della lezione di prova mi sono ritrovata sul tappetino col fiato corto e sudata come se non ci fosse un domani… altro che stretching! Va bene lo stile dinamico, ma non pensavo così dinamico.

Ricapitolando sto imparando tante belle cose che mi fanno pure bene.
Per esempio l’ultima lezione ci siamo concentrati sulle torsioni; ho imparato che fanno bene alla colonna vertebrale perché la elasticizzano e che hanno anche un significato più profondo, come molte posizioni. Nella torsione si arriva a guardare dietro di sé, quindi da un lato invita a considerare ciò che normalmente non si vede, dall’altro questo movimento simboleggia il cambiamento che può fare paura o può portare entusiasmo.

Questo mi ha fatto riflettere su come le cose non rimangano mai uguali; quello che resta evolve e quello che se ne va vuol dire che è meglio che vada, se deve andare col botto che faccia pure rumore. Quello che resta è un nuovo spazio più pulito in cui possono entrare nuove situazioni, persone e progetti.

Il 2015 per me è iniziato con tanti cambiamenti che potevano sembrare destabilizzanti sulle prime, ma in realtà tutto va per il meglio. Persino quando il meglio agisce sotto mentite spoglie ed è poco riconoscibile.

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Si stava meglio quando si stava… [inserire parole a piacere]

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Subito dopo aver concluso la danza della gioia per il ritorno della connessione internet a casa visti i giorni di assenza (ingiustificata) è rimasto un po’ di ossigeno al cervello per riflettere su una delle affermazioni più comuni, insieme a non ci sono più le mezze stagioni, il tempo è impazzito, mica come una volta […].

Al contrario dei più non sono cresciuta a pane e internet, non ho aperto un blog su splinder da adolescente, non ho affidato da subito domande esistenziali e non al signor google.
Come ho fatto a vivere così? Non saprei rispondere ora, ma allora era la mia normalità.
Da che ho avuto accesso illimitato al web ci è voluto poco prima che diventasse una colonna portante per quasi tutti i settori della vita… perché ok, a leggere un libro ce la facciamo, ma a comprarli e sopratutto a trovarne di particolari e in lingua originale mmm… magari no.
Ecco perché la prospettiva di restare fuori dal mondo per diversi giorni mi ha inizialmente atterrito.

In realtà mi sono adattata quasi subito trovando nuovi modi e soluzioni alternative, finché qualcuno che magari non ha mai vissuto senza tecnologia, puntuale come una macchia di sugo sul vestito nuovo, si è lasciato trascinare dal eh però, si stava meglio prima, questa tecnologia porta via blablabla. 
Ho un ricordo pieno di tenerezza in cui mio nonno mi diceva come si stava meglio ai suoi tempi, poi però dopo averci pensato un attimo ammetteva che anche ai suoi tempi qualcuno lo diceva già.

L’aria è piena di chiacchiere su come si sta/stava qui, lì, su o giù. In realtà quello che c’è (che lo vediamo o meno, presi a fissare ciò che non c’è) è tutto quello che abbiamo, e pur blaterando ci adattiamo più in fretta e meglio di quanto potremmo ammettere.
Considerando che il passato esiste solo nelle teste e il futuro pure, si sta bene qui e ora.
Con o senza connessione internet, certo con è per molti versi più facile.

A Pensar Male…

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Pensavo che il sentirmi come un cilindro spinto a forza in un buco quadrato fosse rilevante
Pensavo di dover nascondere la mia natura cilindrica
Pensavo che l’unica speranza fosse trovare altri della mia stessa forma
Pensavo che avrei dovuto continuare a tenermi per me alcune parti di me
Pensavo che il mio percorso spirituale dovesse essere difeso nella parte più profonda di me
Pensavo che un’espressione turbata fosse una reazione normale a ciò che appare insolito o diverso o ignoto
Pensavo che arrivati a un bivio ci fossero solo due strade possibili
Pensavo che forse ero fatta per un paese diverso, o forse no
Pensavo che per restare insieme si dovesse essere un po’ uguali per forza
Pensavo che in Italia tutti storcessero il naso all’idea di una colazione salata

Invece è possibile che senza fare commenti o domande qualcuno ti prepari uova strapazzate e pane tostato mentre dormi
È possibile che qualcuno noti le tue diversità senza esserne turbato
È possibile che cilindri, triangoli e quadrati vivano bene insieme anche se non passano attraverso la stessa porta
È possibile che sbagliarsi di grosso sia bellissimo

Pensavo male, per fortuna ho smesso.